Dal 23 gennaio 2027 Al 25 gennaio 2027

Con il vostro irridente silenzio. Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro

I fantasmi della nostra storia | ideazione, drammaturgia e interpretazione di Fabrizio Gifuni
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    nell'ambito del progetto
    I FANTASMI DELLA NOSTRA STORIA

    CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO
    Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro

    ideazione, drammaturgia e interpretazione di Fabrizio Gifuni

    Si ringraziano Nicola Lagioia e il Salone internazionale del Libro di Torino, Christian Raimo per la collaborazione
    Francesco Maria Biscione e Miguel Gotor per la consulenza storica 

Aldo Moro durante la prigionia parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere, si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale – il cosiddetto memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri.
Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o, meglio, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare, silenziare, mistificare, irridere. Moro non è Moro, veniva detto. La stampa, in modo pressoché unanime, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura.
A distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle. I corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre.
Dopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini, in due spettacoli struggenti e feroci, riannodando una lacerante antibiografia della nazione, Fabrizio Gifuni attraverso un  doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia si confronta con lo scritto più  scabro e nudo della storia d’Italia.

I FANTASMI DELLA NOSTRA STORIA
“I corpi di Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini occupano da quasi mezzo secolo la scena della  nostra Storia di ombre. Corpi a cui non è stata data ancora degna sepoltura. Corpi su cui  inciampa, storcendosi le caviglie, un’intera nazione: amici, nemici, distratti o interessati,  autenticamente indifferenti o affetti da un’assai consapevole ansia di rimozione, è impossibile  per molti non farci i conti. E allora può accadere che questi fantasmi tornino a interrogarci con  le loro parole, scomode e urticanti, che troppi, quando erano in vita, irrisero, volutamente  distorsero o non vollero ascoltare.
La tragica conclusione delle loro vite matura all’interno di vicende diverse, accomunate però dal medesimo contesto storico: Moro e Pasolini, da postazioni fatalmente contrapposte,  vissero con crescente e acuto dolore quello stesso clima, cercando ciascuno di immaginare  possibili soluzioni. Pur all’interno di condizioni esistenziali e caratteriali diametralmente  opposte, entrambi finirono per sprofondare nel medesimo stato di angoscioso isolamento. Fino al tragico epilogo.
Per questo motivo ho scelto di riportare in scena, eccezionalmente insieme a distanza di  pochi giorni, i due lavori teatrali più rappresentativi di questo mio percorso: Con il vostro  irridente silenzio –  ‘rituale scenico’ dedicato alle carte di Moro – e Il male dei ricci – Ragazzi di  vita e altre visioni, sintesi e nuova elaborazione drammaturgica di diversi miei lavori dedicati a  Pasolini.  Restituire una voce a questi due fantasmi non è, oggi, soltanto un esercizio di  memoria ma un rito collettivo più che mai necessario a un’intera comunità.”                                                Fabrizio Gifuni

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